Parliamo di Libri: “Il tram di Natale”

Le dita nervose. L’emozione speciale, di una nuova esperienza. Il rumore dei tasti che, spero, riuscirà a dare un buon ritmo ai miei pensieri.

Mi chiamo Elisa Vagnarelli, ho 33 anni e scrivo da Gubbio.

Ho pensato potessero essere queste, alla fine, le parole più adatte per presentarmi. Quelle che utilizzo, ogni volta che c’è da parlare brevemente di me. Quelle che accompagnano i miei scritti, in giro per concorsi di scrittura e quant’altro. Quelle che, dopotutto, paiono essere le più semplici e le più dirette.

Benché nella vita mi occupi d’altro, nel tempo libero amo leggere e – si! – scrivere.

Non saprei definire il mio livello di scrittura, o attribuire un voto alla mia capacità di monopolizzare l’attenzione del lettore. Spero, però, di riuscire ad incuriosire.

Felicissima, per l’opportunità ricevuta e per la bella novità di questa rubrica, sarà un piacere cercare di intrattenervi con dei #ConsigliLibrosi. Con la stessa passione che, da un po’ di tempo a questa parte, riverso sulle pagine del mio Blog personale (www.obloblog.com). Con la voglia sempre più grande di condividere (spero vorrete farlo anche voi) un vero amore. Con la convinzione che poco altro riesca ad essere altrettanto bello, di: Leggere… Scrivere… Raccontare…

Cosa ne dite… cominciamo?

 

La Vigilia di Natale. Un Tram ancora in circolazione, in direzione del capolinea. Il buio, fuori, al di là di quelle luci che – a tratti – lo fanno somigliare ad una stella cometa. La sera che si appresta ad essere tarda, fregandosene della gente che sale e che scende, dei pensieri, delle emozioni, delle illusioni; delle speranze troppo spesso infrante.

È un tram illuminato, che viaggia per i binari di una periferia estrema, in quei luoghi miseri dove tutto è difficile, dove anche Dio sembra essere latitante. Sempre lo stesso tragitto. Sempre le stesse fermate. Il più delle volte, sempre la stessa gente.

È… Il Tram di Natale.

(in foto: il libro e una creazione in legno pirografato dell’artista Anna Bernasconi)

 

C’è un neonato sul fondo del vagone. Infagottato in una coperta annodata ad un sedile, perché i movimenti bruschi non lo sbalzino altrove.

È stato abbandonato lì, forse nella speranza che – chiunque lo trovi – se ne prenda cura.

Ma su quel tram non salgono persone in grado di farlo. Salgono persone povere, cuori dilaniati, anime che non sono più in grado di sperare.

C’è la prostituta deportata dall’Africa, insieme al suo cliente disgraziato.

Hanno un fagotto con loro. L’impegno in cucina di quest’ultimo, per il pagamento di quella giovane che è una prostituta di quelle a buon mercato. Lei non si vende per soldi, ma per miseri pasti.

Riesce a stento a ignorare lo stomaco stravolto dalla fame, quando sente il richiamo del bambino.

Pochi metri di percorso, salgono un cameriere e un vecchio venditore di ombrelli.

Anche le loro vite non sono di quelle con la V. Il primo è filippino e si chiama Noel, ma la signora per cui lavora lo ha ribattezzato Filippo. Il secondo è claudicante e se ne va in giro con un mucchio di ombrelli appesi al braccio. Un vecchio cellulare gli aveva detto che in quella Vigilia di Natale avrebbe piovuto. Si era sbagliato.

Mentre anche loro si avvicinano al bambino, avvertono lo stupore meraviglioso di quel ritrovamento inaspettato.

Si girano appena per veder salire William, il clandestino che vive di espedienti. Tutti i giorni fa in modo di avere una carota con sé, per quel coniglio che non è stato in grado di ammazzare per sfamarsi e che, invece di scappare, è voluto rimanere con lui per tenergli compagnia.

William è finito dentro quel tram dopo l’ennesima serie di vicende insopportabili. Cerca sua sorella e non sa ancora di averla ritrovata. Sarà una ninna nanna a farglielo capire.

Quando il tram arresta la sua corsa per l’ennesima volta, sale un mago. “Io sono mago”, “Guarda mani”, continua a ripetere buffo.

È finito dentro quel vagone dopo aver trascorso tutta la giornata della Vigilia ad esibirsi in giro, tra bar e ristoranti. Era ciò che rimaneva della sua carriera di mago, prima che l’Alzheimer arrivasse a rubargli gli applausi.

Le porte si aprono di nuovo, sale un’infermiera.

Anche lei scorge il bambino e quel gruppetto insolito di persone, tutto intorno.

È di ritorno da una giornata dolorosa. La signora anziana di cui si occupava è venuta a mancare e le ha lasciato un libro come regalo.

“Il Canto di Natale” di Dickens. A significare come tutto possa essere sempre possibile.

Leggevano spesso insieme. Lei leggeva ad alta voce, seduta su una poltrona accanto al letto, dove l’amica alle volte era troppo sofferente persino per ascoltare.

Torna con l’attenzione al bambino. Sa di conoscere la madre e quel che è stato, prima della sua nascita. Una ragazza di colore. Giovanissima. Violentata prima di essere spedita in giro per il mondo, per essere sfruttata. Vive sotto una pensilina del tram, protetta da una barriera di cartone. Un’anziana mendicante è l’unica ad avere il permesso di avvicinarla.

L’infermiera pensa di sapere come quel bambino sia finito lì dentro. Si assicura che stia bene e si ritrova persino a ragionare sul da farsi per un po’, fin tanto che il bimbo è ancora lì.

Nel non trovarlo più, quel che fino a un attimo prima sembrava un presepe insolito, torna ad essere un groviglio di esistenze disperate. Non rimangono che i nuovi pensieri e le nuove emozioni. Neonate, anche loro, forse sapranno essere fonte di nuova energia e di nuova forza. Forse.

 

In questa storia intensa Giosuè Calaciura riesce a far parlare quella parte di mondo che ha più bisogno di essere ascoltata. Quella di cui non si vorrebbe sapere, ma che c’è. E non solo a Natale. Non solo nel giorno della Vigilia. Non solo in un tram di una periferia sconfinata.

Tra le righe, si legge chiara un’emergenza di consapevolezza. L’irrinunciabile bisogno di speranza. L’inestimabile valore del riuscire a credere nel prossimo.

C’è denuncia. C’è un cazzotto, che arriva dritto alla bocca dello stomaco. C’è una bellezza narrativa, di difficile comparazione.

Concludo in questo modo questo primissimo Post, di questa avventura nuovissima. Nella speranza di non avervi annoiato. Nella speranza di ritrovarvi ancora, la prossima volta.

Sarò felicissima di incontrarvi anche altrove, ovunque vorrete cercarmi. Apprezzerò tantissimo ogni vostro commento e ogni vostra condivisione.

Vi lascio i miei link: https://linktr.ee/eli_vag

Un caro saluto!

4 thoughts on “Parliamo di Libri: “Il tram di Natale””

  1. Ciao Elisa, grazie per aver aver portato un pezzetto di me in questo primo post di questa nuova collaborazione, che emozione! Ti auguro di proseguire con entusiasmo e tante soddisfazioni, intanto complimenti per questa prima presentazione di libro, ben fatta!

    1. Ciao Anna! La tua bravura meriterebbe molto, ma molto di più. Grazie mille per gli auguri… Grazie! E grazie anche per il tuo “ben fatta”… un apprezzamento che mi riempie il cuore ed è uno stimolo buono per proseguire. Qui… sull’Obló… ovunque lettura e scrittura vorranno portarmi. Sempre con le dita incrociate; ovviamente. Un abbraccio grandissimo e grazie ancora! Seguici, se vuoi

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